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Sex and the City: possiamo dire che c'è qualcosa che non va?

Mi sono accorta che ho parlato, in questo post, dello sfacelo di And just like that ma non ho ancora mai scritto qualcosa in merito a Sex and The city, da cui è nato tutto.
E quindi eccoci qua!


Premetto: Sex and the City è come la trilogia di Nolan o quella di Sam Raimi (solo per fare due citazioni), la amo tantissimo nonostante i suoi difetti.
È una serie che rivedo sempre molto volentieri e che, per certi versi, è una specie di Bibbia per tante ragazze e donne in quanto tratta di argomenti che sono sempre attuali.
Ma, appunto ecco i ma, tanto la serie quanto il film (io considero solo il primo, il secondo è come And just like that, non esiste) non sono perfetti.
Andiamo quindi a vedere cosa non funziona nel mondo di Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha, e perché.

IL CARRIECENTRISMO
Se c’è una cosa che non funziona nella serie è lei, Carrie Bradshaw, interpretata da Sarah Jessica Parker che (guarda caso) era uno dei produttori e quindi (ma tu guarda ancora il caso) ha ottenuto la parte della protagonista principale della serie.
Carrie è quel genere di persona che, secondo me, è nata sotto il segno più odioso dello zodiaco: il Leone.

È egocentrica, narcisista, viziata, superba, str***a, infantile, superficiale.
E in più ha dei vizi su cui è difficile passare sopra: fuma come una ciminiera, fa le faccette in stile Biancacessa, continua a mettersi le mani fra i capelli e tira urli senza motivo.
Lei può criticare tutto e tutti ma nessuno può muoverle un’osservazione su di lei, altrimenti è un attacco di lesa maestà.
Pretende tutto e subito, specie nelle relazioni con i suoi uomini, ma non è capace di aspettare i giusti tempi, non ascolta mai e, cosa per me inaccettabile, tradisce e poi pretende pure (dopo avere spifferato tutto per lavarsi la coscienza) di avere ragione.
Ha le mani bucate, infatti ha più di 50mila dollari in scarpe e altrettanto in vestiti firmati, ma non si fa scrupolo a pretendere i soldi dalle sue amiche e a ottenerli (in questo caso da Charlotte) attraverso il ricatto dei sensi di colpa. Salvo poi non restituire mai niente.
Quando Samantha, a un certo punto della serie, ha un cancro al seno, lei pretende di essere al centro dell’attenzione e non tollera l’idea che qualcuno possa parlare di cancro o che Samantha senta la necessità di sfogarsi.
Critica Charlotte perché cerca marito ma rompe il ca**o per tutta la serie perché lei vuole il vero amore (ma vuole anche l’indipendenza nella relazione).
Critica Miranda perché, secondo lei, giudica sempre gli altri ma lei è la prima a ergersi a giudice e lo fa, peggio ancora, senza essere diretta: usa le frecciatine o sparla alle spalle del malcapitato. 


Non è di aiuto alle sue amiche, è egoista fino all'eccesso? Nessun problema, tanto Carrie ha sempre ragione.
È infantile, irresponsabile con i soldi e con le sue storie d’amore che ha mandato sempre a quel paese? Non importa, tanto Carrie cade sempre in piedi e ha sempre ragione lei.
Non è professionale sul lavoro? Non c’è problema, ottiene anche un contratto per una serie di libri, perché Carrie ha sempre ragione.
Fra l’altro ad un certo punto della serie si vede chiaramente la manovra degli autori per mettere ancora più in risalto il personaggio: vi sembra possibile, infatti, che una tizia che scrive una rubrica settimanale di sesso su un giornale ignoto possa essere conosciuta in tutto il mondo, possa essere ricercata da stilisti, attori famosi e produttori di cinema e possa aprire la borsa di New York?
Ve lo dico con chiarezza: è impossibile identificarsi in Carrie.
E perché mai dovremmo farlo?
Solo perché anche lei cerca il vero amore?
Siamo ancora ai tempi del principe azzurro e della donzella in difficoltà?
È una visione delle cose troppo limitante, per essere presa sul serio.

DONNE STEREOTIPATE
Mi dispiace dirlo, perché la serie in teoria doveva essere rivoluzionaria per il mondo femminile, ma le protagoniste sono stereotipate al massimo.
Complice, di sicuro, il fatto che ogni singola puntata sia stata scritta da due uomini: Michael Patrick King e Darren Star.


Complice pure il fatto che in ogni puntata Sarah Jessica Parker doveva sempre dire la sua (e bullizzare in modo pesante Kim Cattrall, come ammesso dall’attrice in più interviste).
Fatto sta che abbiamo quattro donne bianche, ricche, con quattro stereotipi diversi: la donna insicura ed egocentrica in cerca del vero amore (Carrie), la donna caterpillar che vede in ogni uomo un probabile marito (Charlotte), la donna in carriera che imita l’uomo (Miranda) e la donna sessualmente disinibita (Samantha).
Tutte cercano di essere indipendenti ma, alla fine, ogni singolo episodio ruota attorno a un uomo (basta pensare che il nome fittizio del compagno di Carrie, Mr. Big, mette di fatto un fallo al centro della storia) e quindi il senso dell’indipendenza si perde e il messaggio finale è: donne ma fino a un certo punto, donne solo nella visione di avere un uomo e di accasarsi.
Per dirne una, citando il film Barbie di Greta Gerwig: qui non c’è Barbie e non c’è Ken, in Sex and the City ci sono soltanto “Barbie e Ken”.

ECCESSI SESSUALI
Il titolo della serie è Sex and the City, perciò il sesso ce lo si aspetta.
Ci sono serie più contemporanee, mi viene in mente True Blood, dove il sesso è più che presente e quindi non è il sesso in sé a essere il problema.
Cosa, allora, è il problema?
Il modo in cui è stato sdoganato.
Ci sono scene con vibratori, scene sadomaso, scene così esplicite da diventare ridicole, si parla di sesso in ogni singolo incontro delle protagoniste e alla fine c’è così tanto sesso che il resto passa in secondo piano.
Abbiamo relazioni che crescono alla velocità della luce senza prendersi il loro tempo, personaggi che durano un istante e altri che durano, ma non hanno mai il giusto spazio.
Se la trasformazione di una donna è parlare di rapporti orali a tavola o di altri rapporti a bordo di un taxi... beh, non ci siamo.
Esistono serie tv e film che ci hanno dimostrato, senza ricorrere al girl power, quanto sono grandi le donne di oggi senza necessariamente essere delle dipendenti dal sesso.

TROPPI SOLDI
Un po’ come è successo con il film Dopo Oliver.
Come si fa a ritrovarsi nei personaggi di Sex and the City se sono tutti strapieni di soldi e il loro unico problema è andare in California, in Europa o negli Hamptons per ammazzare il tempo?
Come si fa, quando tirare il mese è un’impresa?


Gli unici due personaggi in cui ci si ritrova sono Aiden e Steve, precisamente un artigiano che costruisce mobili e un barista, i soli che in tutta la serie si spaccano il c**o dalla mattina alla sera per portare la pagnotta a casa.
Per il resto avvocati, imprenditori, giornalisti di grido, PR, galleriste, artisti, mantenuti in generale... 
Va beh, ciao e arrivederci.

MA QUALE LGBT
Sex and the City è stata osannata, in passato, per essere stata la prima serie a sdoganare il tema LGBT.
Ovviamente è una bufala colossale, tenendo conto che già allora esistevano serie a tema LGBT con attori gay (Queer as Folk ne è un esempio).
Ma come è trattato il mondo LGBT in Sex and the City?
A suon di stereotipi!
Stanford e Anthony, i due gay principali della serie, sono assolutamente delle macchiette: il primo viene da una famiglia ricca e non si capisce mai se ha un lavoro, il secondo è un wedding planner.
Niente a che vedere con, per esempio, uno Stuart Alan Jones o un Brian Kinney che sono rinomati grafici pubblicitari oppure con un Will Truman che fa l’avvocato.
No, certo che no.
E poi c’è la bifobia.
Non si capisce il motivo, ma le persone bisessuali nella serie sono oggetto di discriminazione.
Come se la bifobia non potesse esistere, eccetto per il personaggio di Samantha che come sempre dimostra che doveva essere lei la vera e sola protagonista della serie.
Io non sono pro woke, ma tutti vanno rispettati altrimenti non si può pretendere il rispetto.
Semplice e chiaro.

RELAZIONI?
Le relazioni della serie sono troppo veloci, troppo strane, troppo assurde.
Le riassumo personaggio per personaggio.


Carrie: a parte autodefinirsi una “cavalla indomabile in cerca del vero amore, ridicolo e sconveniente”, non si capisce bene cosa vuole dalla vita.
Incontra Mr. Big (alias John James Preston) che le chiede i giusti tempi per vedere come andrà la loro storia.
Lei cosa fa?
Prima l’isterica e per le cinque stagioni successive continua un tira e molla con questo povero uomo, saltando in una serie di relazioni che sono una peggio dell’altra, in particolare quella con Aiden che tradisce (con Mr. Big) ben due volte mandando all’aria la sua proposta di nozze. 
E anche nel film, con il suo egocentrismo, manda a monte la proposta di matrimonio di Mr. Big.
Ma poi arriva il lieto fine e vissero marito e moglie.

Charlotte: cresciuta a pane e principesse Disney, questa ragazza figlia di un pastore episcopale è una palla al piede.
Morigerata quando fa comodo, è sempre in cerca del marito perfetto (questione con cui fa scappare ogni uomo) e quando lo trova in Trey (per il quale combatte con una suocera impossibile) lo molla perché il bambino non arriva (ma i problemi ce li ha lei) e perché lui non vuole figli.
Poi si innamora di Harry, il suo avvocato divorzista ebreo e in soli tre episodi Charlotte è ebrea, sposata e alla fine della serie (e poi del film) madre di due bambine.
Tutto in stile Disney moderno.

Miranda: è l’uomo per me, fatto apposta per me.
Così cantava Mina e questo è il ritratto di Miranda: è la donna in carriera che sfoggia il suo potere monetario con ogni uomo, vuole sempre il controllo, vuole l’indipendenza nella storia anche quando avrà un figlio (con Steve) e alla fine farà andare in crisi il suo matrimonio (ma anche qui ci sarà il lieto fine).
E poi giudica qualsiasi cosa, come fa Carrie.
Viene da chiedersi come mai Steve la ami.
Forse è merito dell’alcol, visto che fa il barista.

Samantha: è la sola che si confà alla perfezione con la serie.
PR di successo, ha scalato da sola le vette della carriera ed è sempre molto chiara: se vuole una relazione lo dice ed è fedelissima, altrimenti è semplice e puro sesso.
Ha relazioni con uomini e donne e alla fine incontra il giovane Jerrod Smith, con cui trova il vero amore e con cui lotta contro il cancro al seno.
Ecco perché non ho sopportato la scelta, nel film di far finire la storia fra Samantha e Smith.
Per me stanno ancora insieme, felici e contenti.

I MASCHI
Gli uomini in questa serie non ci sono.
Non voglio essere fraintesa, ci sono come personaggi ma non come personaggi incisivi.
Tutti, da Mr. Big per finire con Steve, sono dei fantocci stereotipati che servono a fare da contorno alle protagoniste.
La serie è l’esatta rappresentazione del femminismo di oggi: alla fine ha preso i difetti delle serie incentrate sui maschi e li ha fatti propri.
La donna non esiste nelle serie maschili e qui vale lo stesso per gli uomini.
E questo è un passo avanti?

LA FRETTA È SERVITA
La serie non si prende i suoi tempi, un problema che c’è anche adesso. 
Ci sono argomenti molto seri come l’aborto, gli eccessi sessuali, la dipendenza da alcol e droghe, il cancro, le molestie sessuali, i tradimenti (e tanto altro) che però non hanno più di cinque minuti di spazio.
Il tutto accompagnato dalle battute di Carrie che “risolvono” ogni situazione.
Come se Carrie Bradshaw fosse la cura per ogni problema del mondo.

LA RIVOLUZIONE CHE NON C’È
Questa serie è stata definita rivoluzionaria.
Io non direi.
È simpatica, spiritosa, divertente nonostante i tanti difetti.
Ma la rivoluzione non è stata percepita.



1 commento:

  1. Ciao Nata Complicata
    Qualche scena l'ho vista. Ma di sesso in città ho visto molto poco è fatto male.
    Concordo con una tua frase, poteva andare bene per donne molto giovani(approccio) ma li ti fermavi.

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