Ne ho piene le scatole di serie che partono a mille, promettendo mari e monti, e alla fine diventano una schifezza improponibile.
L’ultima di queste è The Boys.
Basata sul fumetto (disturbante) di Garth Ennis e Darick Robertson, è realizzata da Eric Kripke già padre della serie Supernatural.
L’ultima di queste è The Boys.
Basata sul fumetto (disturbante) di Garth Ennis e Darick Robertson, è realizzata da Eric Kripke già padre della serie Supernatural.
Di cosa parla The Boys?
L’idea non è niente affatto male.
Siamo nel mondo odierno, dove però è successo qualcosa: i supereroi esistono sul serio e salvano la gente dai “cattivi”.
Ma siamo sicuri che sia così?
Certo che no!
In realtà i supereroi non esistono ma sono esseri umani i cui poteri sono generati da una droga chiamata il Siero V, inventato dall’ex nazista Klara e da Soldatino negli anni Cinquanta, gestito dall’azienda Vought che guadagna fior di miliardi con i suoi supereroi.
Butcher, il capo dei Boys, è deciso a distruggere la Voight e fermare Patriota, il capo dei Sette (i supereroi più forti e famosi), che ha ucciso sua moglie Becca.
E fin qui va bene.
Poi, però, sono cominciati i problemi.
Il primo e più grosso sta nella narrazione della storia: se la prima stagione fa il botto, con un forte contrasto tra Butcher e Patriota, dalla seconda inizia a fallire.
Hughie, lo sfigatissimo braccio destro (non voluto) di Butcher che è utile come un martello sui piedi, diventa il personaggio primario.
Sì, siamo di nuovo davanti alla sostituzione del protagonista.
E questo è uno dei tratti distintivi di Eric Kripke, come è già successo in Supernatural: Kripke ci presenta un protagonista solido, valido, di carattere, con una bella storia alle spalle, ed ecco che poi lo mette in secondo piano per lasciare il posto al braccio destro che non vale la metà del protagonista.
Se Butcher viene sostituito da Hughie, anche per Patriota la vita è difficile.
L’antagonista, uno dei migliori mai visti, è lui ma... eh, che dire, devono per forza essere gli altri supereroi ad avere più spazio.
Peccato perché in realtà Karl Urban e Antony Starr reggono benissimo tutta la serie da soli (aggiungo anche Jensen Ackles, alias Soldatino, che però arriva più avanti).
Se Butcher viene sostituito da Hughie, anche per Patriota la vita è difficile.
L’antagonista, uno dei migliori mai visti, è lui ma... eh, che dire, devono per forza essere gli altri supereroi ad avere più spazio.
Peccato perché in realtà Karl Urban e Antony Starr reggono benissimo tutta la serie da soli (aggiungo anche Jensen Ackles, alias Soldatino, che però arriva più avanti).
Altro problema: The Boys doveva prendere in giro la società odierna, ma più che prenderla in giro è diventata un suo fedele ritratto.
Doveva anche essere una presa in giro della Marvel e della DC, però è caduta nel loro stesso fossato: la trama, dalla seconda stagione in poi, diventa circolare.
Le puntate sono piatte, sono brodi allungati dove non si va avanti, e dalla stagione 2 fino alla 5 (che conclude la serie) ci si rompe le palle in una maniera epica.
Il finale, poi...
Avete presente Il Gattopardo, la famosa frase “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”?
Si adatta perfettamente al finale della serie.
Dopo un’infinità di puntate leggere come la peperonata alle sei del mattino (grazie Aldo, Giovanni e Giacomo), alla fine non cambia nulla.
Muoiono quasi tutti, questo sì, restano Hughie e la sua mogliettina Annie (una dei Sette, per inciso), resta Ryan unico vero supereroe figlio di Patriota e della moglie di Butcher (già, la moglie non è morta ma vedete la serie per capire come mai), resta qualcun altro e resta la Vought.
Già perché Hughie non permette a Butcher di distruggerla e di privare i finti supereroi dei loro poteri.
Ammazza Butcher, la Vought resta in piedi e, anche se tutto sembra cambiato, in realtà non cambia niente.
Gattopardo style.



