Promosso? Ni.
Si salva per il finale, ma ammettiamo che dieci minuti (a dire il vero, cronometro alla mano, poco meno) non sono abbastanza per farmi dare un dieci e lode pieno all’ultimo film di Sam Raimi.
Si salva per il finale, ma ammettiamo che dieci minuti (a dire il vero, cronometro alla mano, poco meno) non sono abbastanza per farmi dare un dieci e lode pieno all’ultimo film di Sam Raimi.
Ti devo considerare disperso come Guillermo del Toro e Luc Besson, sul serio?
Eh, a quanto pare sì.
Perché Send Help è un film che non si colloca.
Non è horror, non è avventura, non è thriller, non è commedia, non è dramma.
Per dirla alla Barbieri...
Fin qui va bene.
Ci sta anche la rivalsa di lei, in tutti i sensi, con appunto il finale davvero meritevole che è la parte del film che ho sul serio apprezzato di più.
E fin qui va bene.
La pellicola si svolge in tre parti: l’introduzione dei protagonisti, Linda e il nuovo capo figlio di papà Bradley che non la considera perché non è sexy e le nega la promozione che il padre le aveva promesso da anni mentre la sfruttava come un mulo da soma.
Poi, durante un volo per un viaggio d’affari, avviene una sciagura e Linda e Bradley si ritrovano su un’isola deserta stile Robinson Crusoe ma senza Venerdì.
E qui comincia la seconda parte fatta di scontri fra i protagonisti, alti e bassi e intuizioni che ti fanno capire che le cose non sono come stanno, ma i tempi sono dilatati e manca quell’azione, quella suspense e anche quella follia alla Raimi che ti aspetteresti.
Poi arriva l’ultima, affrettata parte e il finale salva pellicola.
Il problema sta nel fatto che non mi è parso di trovarmi di fronte a un film di Sam Raimi, semmai a una copia femminista a ruoli ribaltati del famoso film di Lina Wertmuller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto (senza ovviamente l’attrazione fisica fra i protagonisti) o Triangle of sadness di Ruben Östlund.
Non ho trovato nulla che mi abbia fatto ricordare La Casa, Spider Man o anche Darkman. Niente di niente.
Mi è sembrata una versione più politicizzata di Drag me to Hell che già non mi aveva fatto impazzire.
Che dire, speriamo con la prossima pellicola di ritrovare Sam Raimi quello vero perché se sparisce anche lui, non prevedo grandi cose per il futuro del cinema.



Effettivamente detta così, sembra tutto un po' scontato, anche se storie di donne svalutate da un sistema maschilista ancora troppo forte (felicissimo per te se non lo vivi) è purtroppo all'ordine del giorno.
RispondiEliminaUn salutone, buona settimana
EliminaIo ho avuto un capo donna, prima del mio capo attuale (uomo), stronzissima all'inverosimile quindi credo che l'essere stronzi non dipende necessariamente dal sesso ma dalle persone.
EliminaCi sono, anche se i giornali non ne parlano, uomini vessati e trattati male come le donne (l'unico film che ne parla, fra l'altro, è con Michael Douglas e poi non ce ne sono stati più).
Il problema del cinema è che abusa di certi temi, come il genderismo e il woke, proponendoli fino alla nausea che poi lo spettatore non li vuole più vedere.
Salutone!
Io ho un piccolissimo problema: dopo la trilogia di Spiderman e Drag me to hell non riesco a trovare dei film nuovi di Raimi che gli siano alla pari, quindi puoi immaginare il mio giudizio su Send Help.
RispondiEliminaUn abbraccio.