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Mercy... pietà per chi lo ha visto!

Los Angeles, 2029...
In pratica fra tre anni, senza qualcosa che faccia pensare che ci sia realmente un futuro dove le cose sono cambiate.
Siamo in una città dove i social governano qualsiasi cosa, dove tutto è condiviso e la privacy non esiste (anche adesso succede, in tutto il mondo), dove il tasso di criminalità è paurosamente alto (anche adesso, in tutto il mondo) e così le autorità decidono di inventare Mercy, un sistema di giustizia AI che dovrebbe garantire ordine ed equità, nonché l’efficacia delle pene stabilite per gli imputati.


Bene, un momento che se non raccolgo le idee non so da che stron**ta partire perché qui ce ne sono troppe.
Mercy: sotto accusa, di Timur Bekmambetov, è un film che non regge.
La partenza richiama molto Demolition Man, solo che al posto del computer che decide quale deve essere il tuo modo per “placare il tuo lato irascibile” (la famosa Sartina contro cui impreca Sylvester Stallone!) c’è il giudice AI che ti dà 90 minuti per dimostrare che sei innocente, mentre tu sei legato a una sedia (pronto a friggere peggio che sulla sedia elettrica), sei da solo senza uno straccio di avvocato (ma perché gli avvocati non esistono più, nemmeno in versione AI? A Los Angeles governa la Sinistra e me lo sono persa?) e non hai un ca**o in mano per trovare prove o indizi che conducano l’AI a dubitare al 92% della tua colpevolezza (soglia sotto la quale non muori).



E il fatto di dovere dimostrare la propria innocenza, altrimenti vieni fatto fuori dal sistema, richiama senza dubbio un altro film, ispirato a un famoso racconto di Philip K. Dick: Minority Report.
Solo che qui non abbiamo i Procog che prevedono in anticipo i crimini, abbiamo il giudice Maddox che, essendo AI, dice di non potere sbagliare.
E anche qui ce ne sarebbe da dire.
Infatti il perno del film dovrebbe essere il fatto che l’AI è fallace e che un sistema basato sulle macchine, sui dati forniti da una rete condivisa, non è un sistema sicuro al 100% e che il rischio di finire ammazzati per delle calunnie è dietro l'angolo.



L’idea era ottima, ma nel film non viene sviluppata perché se ne parla solo negli ultimi 10 minuti.
E come si svolge la pellicola?
In modo pessimo, secondo me.
Chris, il protagonista, rimane legato alla sedia degli imputati per quasi tutto il film e parla con il giudice Maddox.
La ricerca delle prove e del reale colpevole dell’omicidio di cui Chris è stato ingiustamente accusato viene affidata a video in stile The Blair Witch Project, confusionali, che servono solo a portare avanti il film fino alla fine, anche questa deludente.
Non c'è vera azione, il senso del dramma non arriva.
I personaggi spesso sono insopportabili, come per esempio la figlia di Chris che se nel film non c'era sarebbe stato molto meglio.

Ennesimo film da buttare nel cesso.



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