Mi hanno chiesto perché non ho voluto parlare della morte di Julian McMahon, uno dei miei attori preferiti, scomparso lo scorso anno.
La mia risposta la articolo in questo post.
Non me ne frega niente del totomorto.
Che si tratti di Julian McMahon, di Chuck Norris, di Gina Lollobrigida o di qualsiasi altra celebrità, per me sono persone e come tali vanno rispettate.
Ci pensano già i giornalisti, quelli di una certa categoria infima, a fare gli sciacalli con articoli che raccontano la morte e i funerali di una persona, famosa oppure no, con dettagli che hanno del morboso e del raccapricciante.
Mi viene in mente la tragedia del Crans Montana che praticamente è diventata di dominio pubblico, come lo sono tante altre storie che invece avrebbero bisogno di silenzio.
Il silenzio è infatti quello che manca.
La decenza di fare un passo indietro, di tacere, di non scrivere post a valanga sui social media e sui blog, di rispettare i familiari e gli amici delle persone defunte.
Non sopporto infatti quei blogger che scrivono post patetici dal titolo “riposa in pace, che la terra ti sia lieve” oppure “sosteniamo tizio perché è malato, poverino!”.
Questi blogger sono persone squallide, sono avvoltoi che banchettano sul dolore degli altri e ne godono così guadagnano lettori e commenti.
E se è per questo non comprendo nemmeno quelle persone che decidono di spettacolarizzare la loro morte con video, post e podcast.
Non sono infatti d’accordo con Davide Sisto che nel suo libro La morte si fa social sostiene che rendere la morte qualcosa di pubblico, condivisibile e sociale sia un passo avanti nell’evoluzione umana e nell’educazione al decesso.
Ma quale educazione al decesso!
Tutti sappiamo che dobbiamo morire, tutti perdiamo persone a noi care nel corso della nostra esistenza.
Metterlo in pubblico è soltanto un altro modo per rendersi più visibili, in questa società che ormai è diventata indecente, che usa come slogan “se non lo vedi allora non esiste”.
La sola cosa che non esiste è il cervello di questi sciacalli assetati di morte.
La mia risposta la articolo in questo post.
Non me ne frega niente del totomorto.
Che si tratti di Julian McMahon, di Chuck Norris, di Gina Lollobrigida o di qualsiasi altra celebrità, per me sono persone e come tali vanno rispettate.
Ci pensano già i giornalisti, quelli di una certa categoria infima, a fare gli sciacalli con articoli che raccontano la morte e i funerali di una persona, famosa oppure no, con dettagli che hanno del morboso e del raccapricciante.
Mi viene in mente la tragedia del Crans Montana che praticamente è diventata di dominio pubblico, come lo sono tante altre storie che invece avrebbero bisogno di silenzio.
Il silenzio è infatti quello che manca.
La decenza di fare un passo indietro, di tacere, di non scrivere post a valanga sui social media e sui blog, di rispettare i familiari e gli amici delle persone defunte.
Non sopporto infatti quei blogger che scrivono post patetici dal titolo “riposa in pace, che la terra ti sia lieve” oppure “sosteniamo tizio perché è malato, poverino!”.
Questi blogger sono persone squallide, sono avvoltoi che banchettano sul dolore degli altri e ne godono così guadagnano lettori e commenti.
E se è per questo non comprendo nemmeno quelle persone che decidono di spettacolarizzare la loro morte con video, post e podcast.
Non sono infatti d’accordo con Davide Sisto che nel suo libro La morte si fa social sostiene che rendere la morte qualcosa di pubblico, condivisibile e sociale sia un passo avanti nell’evoluzione umana e nell’educazione al decesso.
Ma quale educazione al decesso!
Tutti sappiamo che dobbiamo morire, tutti perdiamo persone a noi care nel corso della nostra esistenza.
Metterlo in pubblico è soltanto un altro modo per rendersi più visibili, in questa società che ormai è diventata indecente, che usa come slogan “se non lo vedi allora non esiste”.
La sola cosa che non esiste è il cervello di questi sciacalli assetati di morte.

Nonostante qualche differenza di secoli tra me è te .......... tu la pensi come me. Nei miei blog non parlo mai di chi muore, nemmeno se è un parente.
RispondiEliminaDico sempre: chi muore si da pace, perchè va in un mondo migliore(sono un credente, ma non vado in chiesa a battermi il petto)
Ci sono delle usanze in un momento che viene a mancare una persona cara. Vanno rispettate.
Condivido ogni parola del tuo post.
Buon primo maggio Nata Complicata.
Gianni tu sei come il vino, più passa il tempo e più migliori!
EliminaAnche io sono credente, ma non vado in chiesa perché credo che l'ente Chiesa si sia allontanato da Gesù e dalla sua parola.
Condivido tutto il tuo pensiero.
Buona giornata!
Ti ringrazio per le tue parole metaforiche(che calzano a pennello)
EliminaDei morti non si parla, ne bene ne male.
Certo ci sono gli sciacalli, quelli che per due like fanno necrologi intrisi di retorica, ma poi ci sono gli altri, quelli che condividono con spontaneità e parole profonde perdite che li hanno toccati da vicino.
RispondiEliminamassimolegnani
(orearovescio.wp)
Io il lutto lo vivo privatamente senza renderlo pubblico a maggior ragione se mi ha toccato da vicino. Tutto questo mettere on line la propria vita mi sa di voyeurismo. Insomma, po' di riservatezza e pudore non guastano!
RispondiEliminaNata Complicata
Generalmente il lutto lo tengo per me, lo vivo personalmente ed intensamente e privatamente. Preferisco celebrare la vita e in rari casi la celebrazione della Vita è passata anche dall'omaggio alla VITA di una persona importante o dalla condanna per le guerre che la negano. Ma credo che si capisca bene in questo e in tanti altri casi, se una persona è sincera o se ci marcia in caccia di laics.
RispondiEliminaBuona giornata. Un salutone
Mi trovi d'accordo sul celebrare la vita e non elucubrare sui morti.
EliminaCiao