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Anaconda, la saga dei serpentoni trash

A volte il cinema ti porta a sfide incredibili, di altissimo livello.
Come le Sfide Patacca.
Non ne ho mai scritto, ma questa volta ne vale la pena perché si tratta della saga di Anaconda.
No, non il film del 2025 che ho trovato spassoso e mi è piaciuto tanto.
Parlo della saga originale, quella composta da quattro film più una pellicola spin off.


Il primo film tutto sommato non era male, per me rimane il migliore della saga.
Anzitutto per gli attori, specialmente Jon Voight che da solo regge tutto il film interpretando un bracconiere simil capitano Achab con un’autentica ossessione per gli anaconda.
In questo film la trama funziona, l’anaconda fa il suo dovere e il tempo scorre senza che lo spettatore se ne accorga.
Per essere il 1997, c’è da dire che gli effetti speciali sono anche migliori di quelli di tanti film odierni.

Ci si poteva fermare qui?
Eh, no, perché fare un franchising chiama soldi!
E così si è arrivati a risultati talmente imbarazzanti che Bruno Mattei scansati
Il secondo film è infatti ambientato nel Borneo dove cresce un’orchidea rossa, presa di mira da un’industria farmaceutica che vuole usarla per creare un farmaco miracoloso (per ricchi, ovviamente) che salva da ogni male e impedisce di invecchiare.
E così parte un altro viaggio, più assurdo del primo, con anaconda sempre più giganteschi e aggressivi e gli eroi che alla fine bruciano le orchidee e i serpenti...


Almeno così sembra perché nel terzo film ci si sposta nei Carpazi.
Sì, nei Carpazi perché sono gli anni Duemila e Hollywood costa troppo, perciò molti registi si spostano nell’Est europeo (fenomeno che oggi si è esteso fino all’Asia).
Qui c’è Murdock, imprenditore malato di cancro, che ha ritrovato l’orchidea rossa e ha ordinato alla sua equipe di scienziati di usarla per creare il farmaco.
E chi sono le cavie? Gli anaconda!
Sì, gli anaconda qui sopravvivono nei Carpazi insieme al Conte Dracula.
Ovviamente ai serpentoni non va bene l’idea di essere usati come cavie, perciò si incazzano e fanno la rivoluzione.
E arriva la dottoressa Amanda che, dopo avere preso dei bei soldoni per lavorare per Murdock, si pente e inizia la sua guerra contro gli anaconda, le orchidee e il suo ex capo.

E siamo al quarto film, che chiude il capitolo precedente con un’epica schifezza di battaglia dove sembra che i buoni abbiano vinto...
Ma poi c’è un bell’anaconda rosso che attraversa la strada tranquillo e ti dice “col ca**o che è finita”.


Lo spettatore, sconvolto, morto dalle risate e incredulo di fronte a questo trash che aumenta senza ritegno in ogni pellicola, dice “ok, basta”.
E invece no!
C’è un quinto film dove ci viene regalata un’epica merdaccia: l’unione fra la saga di Lake Placid (di cui parlerò) e quella di Anaconda.
Coccodrilli contro serpenti?
Eh, sì, magari.



In realtà il film è una storia senza capo né coda con la protagonista di Lake Placid, Reba, che qui è diventata lo sceriffo di Clear Lake e insieme a una guardia forestale e sua figlia, in viaggio con le ragazze della sorellanza Delta, e a un assistente che in confronto Linus di Scream era molto più sveglio, deve fermare non solo la figlia di Murdoch (mai citata nei precedenti film, ma tant’è), ma anche i coccodrilli e gli anaconda che dovevano accoppiarsi tramite scambio di dna per mettere al mondo creaturine malefiche da cui tirare fuori il ca**o di siero che rompe le palle da quattro film.
E quando lo spettatore pensa che finalmente è finita...
Ecco che si schiudono le uova.
Sono nati gli Anadrilli!

Dopo questo film 
si sono fermati.
Basta serpentoni sempre più grossi, psicopatici e feroci.
Basta orchidee rosse.
Basta coccodrilli nascosti sotto il letto.
Basta imbecilli che si fanno divorare ogni cinque minuti (che però in fondo sono la parte più divertente dei film).
E a noi resta il ricordo di questa memorabile saga!