Potrei scrivere la mia recensione in questo modo: Arnold 1 – Nuovo film 0.
Ma sarebbe un po’ troppo sintetica, perciò procederò parlandovi di The running man, il remake di L’implacabile (The running man).
Ma sarebbe un po’ troppo sintetica, perciò procederò parlandovi di The running man, il remake di L’implacabile (The running man).
Entrambi i film sono tratti dal racconto La lunga marcia, di Stephen King quando usava lo pseudonimo di Richard Bachman.
Opinione personale sul racconto: carino ma non entusiasmante.
Gli editori fecero fuochi d’artificio quando King disse che lo aveva scritto in una settimana, io dico che la pecca sta proprio là, poteva essere più approfondito e avvincente.
Amen.
I due film si differenziano subito per la durata.
Un’ora e quaranta contro due ore e un quarto. Premetto che ci sono film lunghi che vale la pena di vedere, ma quasi tutti i film di oggi hanno il grande difetto di durare troppo senza dire niente. The running man è così.
Per quanto sia più fedele (non del tutto) al racconto di King, è una rottura di palle dall’inizio alla fine.
Il classico film che lo guardi e non sei coinvolto.
Pensi alla lista della spesa, al lavoro, a mille altre cose ma il film non arriva.
Cominciamo dagli attori. Arnold buca lo schermo, puoi dargli anche il più insignificante dei ruoli e lui lo rende immortale.
Glenn Powell non è all’altezza di Arnold, non lo sfiora nemmeno.
Non è coinvolgente, non è carismatico, non è incisivo. Sai che è il protagonista del film solo perché te lo ripetono ogni cinque minuti che il suo personaggio è Ben Richards, altrimenti non te ne accorgi.
Passiamo all’antagonista, Damon Killian, ideatore (almeno nel film del 1987) e presentatore dello show.
Il primo Killian, interpretato da Richard Dawson, buca anche lui lo schermo. Il suo carisma crudele, la sua capacità manipolatoria, il suo usare la gente (stracolma di ignoranza, finché non si sveglia dopo il video rivelatore che viene mandato in onda dai ribelli) fa da perfetto contrappeso all’onestà e al coraggio di Arnold e dei ribelli.
Invece il Killian del nuovo film non arriva.
Il suo personaggio tenta di emulare l’originale, ma si capisce che a Josh Brolin non è stata data la libertà di interpretazione che avrebbe invece meritato.
Inoltre in The running man, Killian è solo l’ideatore del programma ma non il conduttore, che si chiama Colman Domingo, e si avverte che il distacco non funziona.
Come ho detto, il nuovo The running man non funziona, non scorre, non è emozionante.
E, per concludere, copia in grande stile V for Vendetta con la figura dell’Anonimo, che come V scuote le masse svelando la verità sulla dittatura tramite filmati, volantini, giornali segreti.
Persino il finale del film è quasi del tutto identico a quello di V for Vendetta, salvo che alla fine Ben Richards è ancora vivo.
Almeno qualcosa di originale c’è, in fin dei conti.



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